
SENZA OMBRA DI DUBBIO
Dieci quadri grotteschi sull'alienazione quotidiana nella giungla urbana contemporanea
by Antonio Tisi
Siamo davvero sicuri di esistere se i sensori di una berlina ci ignorano e lo sportello postale ci cancella per un refuso algoritmico? In questa raccolta caustica e folgorante, Antonio Tisi accompagna il lettore attraverso le aberrazioni ordinarie della modernità. Un narratore perennemente invisibile tenta di navigare le secche del vivere civile, imbattendosi in una processione di paradossi grotteschi: la commessa-robot schiava della logistica di magazzino, il podista della domenica ossessionato dai battiti cardiaci sul display, e l'impiegato ministeriale Dottor Anselmi, barricato dietro una mano di briscola digitale mentre la burocrazia implode. Dagli autobus soffocanti nell'ora di punta alle ferie d'agosto che trasformano la metropoli in un deserto ostile, fino alle finte eccellenze a chilometro zero del mercato rionale, ogni racconto mette a nudo l'incomunicabilità e il vuoto pneumatico delle nostre certezze. Senza ombra di dubbio è una satira affilata come un bisturi, capace di far ridere a denti stretti di ciò che ogni giorno sopportiamo in silenzio. Uno specchio deformante ma crudelmente fedele delle nostre nevrosi.
- Literary Fiction
- Character Study
- Book Club Fiction
L’INVISIBILE
Mi sveglio di soprassalto, sudato e spaventato! Qualche secondo di semi-incoscienza…, poi mi lancio, come un alcolizzato in cerca della sua bottiglia, verso la sveglia per controllare l’orario. Avevo, stranamente, anticipato di qualche minuto il suo tintinnio. Erano le 7.13, giusto in tempo per prepararmi e uscire. Una colazione fugace con pochi biscotti e un buon caffè. Via!
Scendo le scale velocemente, al secondo piano incontro un condomino e lo saluto, non ricevo risposta, strano… sembrava quasi non avermi visto. Sull’uscio del portoncino, ne incontro un altro e questi sembra aver percepito almeno la sagoma del mio corpo perché non mi saluta; approfittando del fatto che tengo ancora aperto con la mano il cancelletto d’uscita del palazzo, passa prima di me. Non ci penso più di tanto e raggiungo la mia auto nel cortile. Ero fortunato, almeno così sembrava, poche auto in giro… niente traffico, tutto sembrava andare liscio.
Il mio entusiasmo fu definitivamente smorzato e poi spento, qualche chilometro dopo. Mi ritrovavo, bloccato in un serpentone di veicoli a motore, fermo e inerme come un’alice in scatola. Si procedeva a passo d’uomo. Non ero preoccupato poiché, preventivamente, ero uscito di casa con una buona mezz’ora d’anticipo rispetto alla tabella di marcia. Quando la colonna di auto si muoveva, puntualmente, dovevo frenare bruscamente, e questo perché c’era sempre qualcuno che cercava di infilarsi, per guadagnare un misero mezzo metro di strada in più. Avevo sempre più l’impressione che, oltre a far finta per passare prima di me, gli altri non mi vedessero davvero.
Ascoltando un po’ di buona musica e non badando al traffico, dopo un’ora circa raggiungo la mia meta. L’appuntamento era per le 9.00, ero in anticipo. Mi siedo nella sala d’aspetto, afferro una rivista e inizio a leggere, intanto la sala si riempie. Un discreto mormorio si impadronì e invase quel luogo. Verso le 9.15 esce, dal locale accanto, una bella ragazza che, con una cartellina in mano, sussurra lentamente i vari cognomi. Mi passa accanto, quasi mi sfiora, avverto il suo profumo che mi attraversa d’impeto le narici; poi la ragazza fa un passo indietro e mi pesta un piede. Io non oso avere alcuna reazione, lei lo stesso. Mi chiedevo, mi avrà visto? Si è accorta almeno di avermi pestato un piede? Sembrò di no. Ne fui certo quando ripassandomi sul piede, si girò verso il muro e poi guardò a terra, meravigliata, quasi a dire che fosse incespicata nel nulla. In quel momento, l’idea di essere diventato davvero invisibile prese più corpo e consistenza in me.
Cercai di esorcizzare tale idea, spostandomi maldestramente sulla sedia di modo che facesse rumore… ma lì la paura mi assalì totalmente, nessuno si era girato verso di me! Mi chiedevo, sorridendo, è solo una strana sequenza di coincidenze o sto vivendo una realtà di completa indifferenza umana? Iniziai a leggere una rivista in modo morboso e mi immersi nell’articolo, seppur di poco conto e per nulla interessante.
Finalmente, dopo una decina di minuti, fummo invitati in gruppo a raggiungere la stanza adiacente e prendere posto in banchetti predisposti per la prova scritta di quel colloquio di lavoro. Ne fui quasi entusiasta, solo per il fatto di cambiare luogo e lasciare quella sedia. Nell’altra stanza presi posto là dove era indicato il numero corrispondente al mio nome. Un ragazzo corpulento, con barba e capelli lunghi, era accanto a me, anzi, senza premura depositò il suo zaino, proprio, sulla mia sedia. Attesi qualche secondo, poi prendendo l’iniziativa o forse più il coraggio, lo riposi a terra. Qualche attimo dopo, notai lo sguardo del ragazzotto rivolgersi verso di me, ma i suoi occhi sembravano oltrepassarmi e mirare verso il vuoto…
La prova scritta ebbe inizio tra un fruscio di fogli e sospiri pesanti. Mi concentrai sui quesiti, cercando di dare il meglio. Accanto a me, il ragazzotto barbuto continuava a muoversi nervosamente, allungando il collo nella mia direzione non per copiare le mie risposte, ma come se il banco a cui ero seduto fosse deserto e la mia presenza soltanto un ostacolo visivo da scavalcare con lo sguardo per osservare la parete opposta.
Terminato il tempo, l’esaminatore passò tra i banchi a ritirare i moduli. Arrivato al mio posto, tirò dritto verso la fila successiva, sfiorando il mio tavolo. Dovetti alzare la mano e tossire ripetutamente per attirare la sua attenzione. Quando finalmente allungò le dita verso la mia prova, lo fece senza incrociare il mio sguardo, arraffando il foglio come se fosse stato lasciato lì da un candidato fantasma che aveva abbandonato la stanza in anticipo.
Uscii dall’edificio con una strana sensazione addosso: non la rabbia di chi viene ignorato per maleducazione, ma la consapevolezza quasi rassegnata di far parte di un paesaggio sociale in cui la presenza umana è diventata una variabile del tutto opzionale. Nel tragitto verso casa, provai a fare un esperimento: attraversai sulle strisce pedonali senza esitare. Un SUV nero rallentò solo all’ultimo secondo, non per far passare me, ma perché il sensore di frenata d’emergenza del veicolo aveva rilevato la presenza di un ostacolo fisso. Il conducente, intento a digitare furiosamente sullo smartphone, non alzò nemmeno gli occhi dal display. Ero invisibile agli esseri umani, ma perfettamente rilevabile dai microchip dell’elettronica automobilistica. Un piccolo passo avanti per la tecnologia, un drammatico passo indietro per la convivenza umana.
L’UFFICIO POSTALE
Erano anni che spedivo mail e corrispondenza varia con il computer e riuscivo quasi sempre ad anticipare il postino o il corriere del caso, ricevendo puntualmente la posta…, lettere, comunicazioni o pacchetti, presso il mio appartamento. Ciò nonostante in quella settimana, nulla girò come al solito, persi puntualmente tre incontri con il portalette…

