
BARI ROSSO SANGUE
Un'inquietante scia di sangue tra i vicoli e le gallerie d'arte di Bari
by GIACOMO BIANCHI
Tra i vicoli carichi di salsedine e l'alta borghesia di Bari, un'ombra spietata uccide senza lasciare traccia. Donne facoltose, mature e sole vengono ritrovate senza vita, vittime di un rituale chirurgico e meticoloso. Nessuna impronta, nessun errore, solo un macabro enigma che sconvolge la città. Per il commissario Giacomo Bianchi, tormentato dai fantasmi del passato e dalla ferocia dei delitti, ogni scena del crimine è un labirinto emotivo da cui sembra impossibile uscire. Quando le indagini portano alla prestigiosa Galleria delle Ombre, un filo sottile collega i delitti alle tele del misterioso artista Silas. Un simbolo ricorrente, una spirale incisa sui corpi come una firma indelebile, trasforma la caccia all'uomo in un viaggio vertiginoso tra arte d'avanguardia, rancori sepolti e vendette private. In una corsa contro il tempo che culmina tra le ombre del porto vecchio, Bianchi dovrà guardare oltre le apparenze per scoprire una verità sconvolgente: dove finisce l'opera d'arte e dove comincia la follia? Un thriller teso, affilato e intriso di atmosfera noir che cattura dalla prima all'ultima pagina.
- Mystery
- Crime Fiction
- Thriller
- Police Procedural
- Serial Killer
- Crime Thriller
Ombra del killer
La pioggia cadeva senza tregua su Bari, battendo con insistenza monotona sulle pietre scure del vicolo. L'aria era densa, impregnata di una salsedine pesante che si mescolava all'odore dell'asfalto bagnato. Mi passai le mani sul viso stanco, sentendo l'umidità appiccicosa scivolare sulla pelle. Negli ultimi giorni il sonno era diventato una condanna: appena chiudevo gli occhi, i volti delle vittime riaffioravano nel buio della mia mente, fissandomi con sguardi vitrei e muti.
Davanti a me, protetto da un telo di plastica trasparente che tremava sotto le gocce, giaceva il corpo di Isabella De Santis. Era una donna matura, facoltosa, vedova da qualche anno e nota nei salotti della città per la sua passione per l'arte. Il cadavere era composto con un rigore maniacale, le braccia distese lungo i fianchi, gli abiti eleganti intatti. I tagli sul collo e sui polsi mostravano una precisione quasi chirurgica. Nessun segno di colluttazione, nessuna macchia fuori posto sul selciato. Solo un disegno di morte eseguito con fredda meticolosità.
Il rumore di passi pesanti mi distolse dai miei pensieri. Il vice Marco si avvicinò stringendosi nel suo impermeabile sgualcito. Aveva il volto tirato, segnato dalle ore trascorse a rincorrere fantasmi.
"Commissario? Niente di concreto," disse Marco, scuotendo la testa mentre l'acqua gli colava dalla visiera del cappello. "La Scientifica ha setacciato ogni centimetro quadro. Nessuna impronta digitale, nessuna traccia biologica utile. Abbiamo visionato i filmati delle telecamere di sorveglianza all'imbocco della strada, ma non c'è nulla di anomalo. Chiunque sia stato, è entrato e uscito senza farsi notare dai sensori ottici."
"Un'ombra," mormorai, guardando il profilo immobile di Isabella De Santis. "Colpisce con una lucidità spaventosa. Sa esattamente dove muoversi e quando colpire."
"È il terzo caso in due mesi," continuò Marco con voce cupa. "Stessa tipologia di vittima. Donne sole, benestanti, uccise con un rituale identico."
"Non sceglie a caso," risposi, fissando i fari della scientifica che riflettevano bagliori metallici sulle pozzanghere. "C'è un criterio preciso, una logica sotterranea che ancora ci sfugge. L'assassino le studia, ne conosce le abitudini e le isola dal resto del mondo prima di agire. La metodologia è la nostra unica arma per fermarlo."
Rimasi a osservare i tecnici che sollevavano la salma per trasferirla sul furgone dell'obitorio. Il telo scuro coprì il volto della donna, ma sapevo che quell'immagine si sarebbe aggiunta agli incubi delle notti future. Bari sembrava soffocare sotto quel velo d'acqua continua, intrappolata in una morsa di angoscia che cresceva a ogni nuovo delitto.
"Andiamo in questura," dissi a Marco, sistemandomi il bavero del cappotto bagnato. "Dobbiamo rimettere insieme i pezzi prima che la situazione sfugga del tutto al nostro controllo."
Il tragitto in auto fu silenzioso. I tergicristalli fendevano a fatica la pioggia fitta, mentre i lampioni gialli del lungomare si allungavano come lame sull'asfalto viscido. Arrivati in questura, l'aria che ci accolse era calda e pesante, satura di fumo stantio e caffè bruciato. Attraversammo la sala operativa, dove i telefoni squillavano a vuoto e gli agenti battevano nervosamente sui tasti dei terminali.
Non appena mettemmo piede nel corridoio principale verso il mio ufficio, una porta si spalancò con violenza. Il questore comparve davanti a noi. Aveva gli occhi cerchiati, la camicia sgualcita e la cravatta allentata. La tensione istituzionale gli scavava profonde rughe sulla fronte.
"Bianchi!" tuonò con la sua solita voce roca, sbarrandoci il passo. "I giornali stanno impazzendo. Le edizioni speciali parlano già di un macellaio a piede libero. Il sindaco mi ha chiamato tre volte nell'ultima ora e il prefetto vuole risposte immediate. Dove siamo con le indagini?"
"Abbiamo appena concluso i rilievi sul posto, Questore," risposi cercando di mantenere un tono calmo e controllato. "L'assassino non ha lasciato tracce evidenti. È metodico, freddo. Stiamo incrociando i profili delle vittime per trovare una falla nella sua pianificazione."
"Complesso? È un disastro!" ringhiò lui, puntandomi un dito contro il petto. "La città è nel terrore e io non posso presentare teorie astratte alla stampa. Devi prenderlo. Subito. Non accetterò altri ritardi o scuse. Se entro quarantott'ore non abbiamo un sospettato solido, dovrò prendere provvedimenti drastici."
Senza attendere una mia replica, il questore girò i tacchi e si allontanò lungo il corridoio, lasciando dietro di sé una scia di nervosismo palpabile. Mi scambiai un'occhiata d'intesa con Marco, poi spinsi la porta del mio ufficio ed entrai.
La stanza era illuminata solo da una vecchia lampada da tavolo che proiettava una luce giallastra sui faldoni ammucchiati. Mi sedetti alla scrivania, sentendo il peso della stanchezza gravarmi sulle spalle. Presi i fascicoli delle indagini precedenti e li disposi uno accanto all'altro sul piano di legno: Isabella De Santis, Elena Monti e Sofia Rossi.
Aprii le cartelle, scorrendo i rapporti autoptici, gli estratti conto e le relazioni patrimoniali. Elena Monti, brillante imprenditrice immobiliare, trovata morta nel suo appartamento due mesi fa. Sofia Rossi, stimata gallerista d'arte, assassinata nella sua villa il mese successivo. E infine Isabella De Santis. Tutte donne autonome, di mezza età, prive di legami familiari stretti ma circondate da patrimoni cospicui.
Iniziai ad analizzare i dettagli marginali, cercando quello scarto logico che potesse sbloccare la situazione. Pensiero laterale, ripetei a me stesso. Dovevano essersi incrociate, dovevano aver frequentato lo stesso ambiente prima di cadere nella trappola del predatore. I conti bancari mostravano transazioni regolari verso antiquari, aste private e circoli culturali. L'arte era il filo invisibile che le legava, una costante raffinata che ricorreva nei loro stili di vita e nelle spese personali.
Mentre riflettevo, la porta si aprì senza che nessuno bussasse. Marco entrò a passo svelto, tenendo in mano una cartellina azzurra appena stampata. I suoi occhi brillavano di una luce diversa, quella di chi ha finalmente trovato una crepa nel muro.
"Commissario, forse abbiamo qualcosa," disse Marco, posando i fogli direttamente sopra il fascicolo di Elena Monti.
"Dimmi," risposi raddrizzando la schiena.
"Ho scavato a fondo tra le ricevute di pagamento e gli archivi telematici della banca di Elena Monti," spiegò il mio vice con voce ferma. "Tre settimane prima di essere uccisa, ha staccato un assegno circolare di notevole entità intestato a un locale del centro storico. La 'Galleria delle Ombre'."
"La Galleria delle Ombre?" ripetei, memorizzando il nome. "Cosa ha comprato?"
"Un dipinto intitolato L'Ultima Luce," continuò Marco sfogliando le ricevute allegate. "Un pezzo quotato a una cifra importante, realizzato da un artista emergente locale che si firma semplicemente come Silas. Non ci sono molti dati anagrafici su di lui nel circuito principale, ma le sue opere sono gestite quasi in esclusiva da quella galleria."
Fissai il foglio. Il nome di Sofia Rossi riemerse improvvisamente nella mia memoria. Essendo una gallerista, conosceva perfettamente il mercato dell'arte contemporanea della città e frequentava gli stessi ambienti.
"Silas," dissi a voce bassa, sentendo una strana vibrazione salire lungo la schiena. "Un artista misterioso, una galleria specializzata in opere insolite e una vittima che acquista una sua tela poco prima di morire."
"Potrebbe essere una coincidenza, ma è l'unico punto di contatto materiale che abbiamo trovato finora," osservò Marco, asciugandosi una goccia di pioggia rimasta sulla fronte.
"Nel nostro lavoro le coincidenze sono solo indizi che non abbiamo ancora compreso," replicai alzandomi dalla sedia. "Voglio un controllo dettagliato su quella galleria. Controlla il proprietario, i movimenti finanziari degli ultimi sei mesi e l'elenco completo dei clienti che hanno acquistato i lavori di questo Silas. Dobbiamo scoprire chi si nasconde dietro quello pseudonimo e che tipo di legami avesse con Elena Monti e Sofia Rossi."
"Mi metto subito al lavoro con i terminali della tributaria," rispose Marco annuendo con determinazione.
"Fai presto," conclusi, guardando fuori dalla finestra dove la pioggia continuava a flagellare i tetti di Bari. "Domattina andrò personalmente alla Galleria delle Ombre. Dobbiamo capire cosa c'è dietro quelle tele prima che il killer scelga la sua prossima tela su cui versare sangue."
L'inizio della caccia
La pioggia era tornata, leggera ma insistente, a battere contro i vetri della mia auto mentre sfrecciavo per le strade di Bari. L’aria era più fresca ora, ma l’umidità persisteva, quasi a voler ricordare le notti torbide che avevano preceduto questo giorno. La ‘Galleria delle Ombre’. Un nome che mi ronzava in testa da ore. Un luogo che, forse, cust…
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