Brutta storia Commissario!

Brutta storia Commissario!

Le Indagini del Commissario Guglielmi

by GIACOMO BIANCHI

35 chaptersit

Nel cuore pulsante di Trastevere, la morte violenta del notaio Federico Ambrosi spezza la quiete del commissariato di piazza San Callisto. Quello che a prima vista appare come un tragico suicidio mostra subito dettagli stonati: tracce biologiche anomale, registri manomessi e un misterioso frammento marmoreo abbandonato sulla scena del delitto. Il commissario Francesco Guglielmi e l'ispettrice Teresa Corsi intuiscono immediatamente che dietro la morte del professionista si cela un'esecuzione pianificata nei minimi dettagli. Con il supporto scientifico dell'agente Simone Ferrara e la consulenza di esperti d'arte antica, gli investigatori scoperchiano una voragine di segreti legati a una colossale frode testamentaria. Sullo sfondo si allunga l'ombra del costruttore Massimo Santoro, disposto a ricorrere a sicari e depistaggi pur di proteggere il proprio impero. Tra i vicoli umidi di Roma e archivi centenari, Guglielmi e Corsi dovranno ingaggiare una corsa contro il tempo per inchiodare il mandante prima che ogni traccia venga cancellata per sempre.

  • Giallo
  • Poliziesco
  • Thriller
  • Noir
  • Procedurale
  • Giallo investigativo

La soglia di vicolo della Luce

Le sei e un quarto di una gelida alba di novembre avvolgevano i vicoli di Trastevere in una coltre d'umidità vischiosa, che trasudava dalle mura secolari appesantendo l'aria di muffa e fuliggine. Il selciato scuro di vicolo della Luce brillava sotto un velo d'acqua piovana caduta nella notte, mentre la luce giallastra di un lampione a muro profilava la sagoma della volante della Polizia di Stato parcheggiata a ridosso dell'ingresso monumentale. L'eco della città che si risvegliava rimaneva confinata al di là del viale, lasciando il rione immerso in una quiete innaturale, rotta soltanto dallo scricchiolio metodico dei passi sul basalto bagnato.

Il commissario Francesco Guglielmi risalì il vicolo a passo fermo, con le mani affondate nelle tasche del pesante cappotto di lana scura e il colletto rialzato contro il vento pungente che risaliva le anse del Tevere. Al suo fianco, l'ispettrice Teresa Corsi procedeva con la consueta andatura rapida ed elastica, lo sguardo vigile che scandagliava i portoni ciechi, le finestre sbarrate dalle inferriate e i pochi passanti mattutini tenuti a distanza di sicurezza dal nastro bicolore. Di fronte al civico dodici, un elegante palazzetto seicentesco con lo stemma nobiliare scalpellato sopra il portale d'ingresso, l'agente scelto Simone Ferrara montava la guardia con la schiena dritta e l'espressione tesa di chi sentiva l'onere della prima linea.

«Situazione, Ferrara?» domandò Guglielmi, fermandosi sulla soglia di travertino consunto.

«Perimetro isolato, commissario» rispose l'agente, portando la mano al cinturone per poi fare un passo indietro e dare strada ai superiori. «La prima segnalazione è giunta alle cinque e quaranta dalla collaboratrice domestica, che disponeva delle chiavi per le pulizie ordinarie. Ha trovato il portone socchiuso e il corpo nello studio al primo piano. Non ho permesso a nessuno di oltrepassare l'atrio. Ho allontanato la donna e i vicini del piano nobile, raccogliendo le generalità sommarie.»

«I vicini hanno udito rumori anomali durante le ore notturne?» domandò Teresa, sfilandosi i guanti di pelle per sostituirli con un paio di guanti in nitrile trasparente, già pronta ad affrontare la materia viva dell'indagine.

«Dichiarazioni discordanti, ispettrice» riferì Ferrara con voce controllata e precisa. «L'inquilino del secondo piano sostiene di aver percepito un tonfo sordo attorno alle due e mezza, seguito dal rumore metallico di una serratura che scattava; la moglie, interrogata separatamente, giura invece che il palazzo sia rimasto silenzioso fino alle cinque. C'è molta agitazione sul pianerottolo, ma nessuno ha visto figure fuggire dal vicolo.»

«Verificheremo ogni versione con calma meticolosa» mormorò Guglielmi, calzando a sua volta i guanti protettivi ed estraendo dalla tasca interna i copriscarpe in polietilene. «La fretta genera soltanto errori giudiziari. Nessuna supposizione prima che la scientifica abbia fissato la scena.»

I tre poliziotti salirono lo scalone monumentale in pietra serena, dove l'odore di cera per pavimenti e carta antica si mescolava a un sentore acre, chimico, sottile ma penetrante. La porta dello studio notarile Ambrosi, una pesante bussola in rovere massiccio intagliato, era spalancata verso l'interno. Nessun segno evidente di scasso sulla serratura a doppia mappa esterna: chi era entrato conosceva i congegni d'accesso o era stato accolto deliberatamente dal proprietario.

L'ambiente principale era una sala sontuosa con soffitti a cassettoni dipinti, rischiarata fiocamente dalle prime luci plumbee che filtravano attraverso due alte finestre con affaccio sulla corte interna. Lungo le pareti si innalzavano librerie colme di faldoni rilegati in pergamena e codici giuridici, mentre sul pavimento in cotto antico giacevano sparsi fogli bollati, minute legali e frammenti di cristallo infranto. Al centro del grande tappeto persiano, riverso sopra la monumentale scrivania in noce massiccio, il corpo senza vita del notaio Federico Ambrosi appariva pietrificato in una posa incongrua.

Ambrosi, un uomo di sessantadue anni dal portamento solitamente impeccabile, giaceva con il busto piegato in avanti, il viso appoggiato lateralmente sulla superficie lucida del legno e il braccio destro penzoloni verso il pavimento. Accanto alla sua mano sinistra, a pochi centimetri dal calamaio rovesciato che aveva macchiato d'inchiostro nero un atto notarile recente, stavano una bottiglia di cognac semivuota e un secondo bicchiere intatto, sul cui fondo ristagnava una pozza ambrata di liquore.

«La scena è stata allestita per suggerire un collasso improvviso» osservò Teresa, muovendosi a piccoli passi calcolati lungo la traiettoria segnata dalle mattonelle pulite, evitando con rigore i detriti sul tappeto. «Un arresto cardiocircolatorio provocato dall'ingestione massiccia di alcolici e compresse medicinali. C'è un blister vuoto di sedativi a base di benzodiazepine rovesciato sul vassoio d'argento. Troppo geometrico. Troppo comodo per chiudere il fascicolo come decesso per cause naturali.»

Guglielmi si accostò al piano di lavoro, chinandosi lentamente per esaminare la salma senza alterarne la postura. I suoi occhi grigi percorsero con chirurgica freddezza i tratti somatici della vittima: la lingua era leggermente protrusa tra le labbra cianotiche, mentre il volto mostrava una marcata congestione ematica con fitte petecchie congiuntivali, sintomi inequivocabili di un violento blocco respiratorio.

«Osserva qui, Teresa» disse il commissario, indicando con la punta coperta dal nitrile la parte laterale del collo del notaio. «La giacca è composta, la cravatta allentata con apparente incuria, ma sotto il colletto della camicia in popeline si intravedono microscopiche ecchimosi lineari. Non si tratta di una caduta sul bordo del mobile. La cute presenta un solco sottile ed ecchimotico, continuo lungo la cartilagine tiroidea, compatibile con una trazione meccanica posteriore esercitata tramite un laccio, probabilmente un cavetto o una corda di fibra sintetica.»

Teresa si sporse di lato, illuminando la lesione cutanea con il fascio bianco di una torcia forense tascabile. La luce fredda mise in risalto le microfratture capillari della pelle e un dettaglio sfuggito a una prima ricognizione visiva: sul bavero scuro della giacca sartoriale in grisaglia, proprio all'altezza della spalla destra, aderiva una sottile scia di polvere biancastra, fine come talco ma con una grana cristallina che rifletteva la luce del led.

«Questo materiale non appartiene all'intonaco delle pareti» affermò l'ispettrice, avvicinando lo sguardo senza sfiorare il tessuto. «È polvere lapidea finemente polverizzata, forse residuo di un taglio meccanico o di una lavorazione di cava. E c'è dell'altro, commissario. Guardi la parete di fondo, dietro il dipinto del cardinale.»

Guglielmi seguì la direzione indicata dalla collega. Un grande ritratto a olio del diciassettesimo secolo, montato su un telaio ligneo basculante, era stato ruotato di quarantacinque gradi verso l'esterno, rivelando l'imboccatura di una cassaforte a muro blindata con combinazione meccanica e serratura a cilindro europeo. Lo sportello in acciaio pesante era socchiuso. Sul metallo grigio risaltavano graffi netti e una forzatura mirata attorno alla bocchetta della chiave, segno di strumenti professionali o di una sequenza estorta alla vittima prima di sopprimerla.

«Simone, vieni avanti con cautela» ordinò Guglielmi, mantenendo la voce calma e perentoria. «Porta il kit per i tamponi a secco e i cartellini numerici per la repertazione. Dobbiamo isolare questa polvere prima che le correnti d'aria nell'ambiente la disperdano sul pavimento.»

L'agente scelto si avvicinò prestando attenzione a calpestare unicamente i punti già battuti dai colleghi, posando la valigetta metallica sul bordo di una consolle libera da documenti. «Il personale della Scientifica sta allestendo il furgone all'imbocco di piazza San Callisto, commissario. Il dottor Morandi è stato preallertato e dovrebbe raggiungere lo studio entro mezz'ora per la constatazione cadaverica preliminare.»

«Bene» replicò il funzionario. «Niente deve essere toccato fino all'arrivo del medico legale. Ma voglio che Teresa repertori immediatamente lo stato interno della cassaforte prima che vengano azionati i fari della Scientifica.»

Teresa si posizionò di fronte al vano blindato, impugnando la torcia e osservando i ripiani metallici. La cassaforte conteneva diverse mazzette di banconote da cinquanta euro ancora fascettate da istituti di credito, una serie di cartelle azzurre contrassegnate da codici alfanumerici e alcuni astucci di velluto contenenti gioielli di famiglia. Al centro del ripiano mediano, tuttavia, spiccava un rettangolo perfettamente vuoto, delimitato da un sottile strato di polvere grigia che ricopriva il ripiano metallico.

«Il denaro non è stato toccato, e nemmeno i valori preziosi» rilevò l'ispettrice, indicando la sagoma priva di polvere. «Hanno asportato un singolo elemento di dimensioni standard, largo circa otto centimetri e profondo trenta. La misura tipica di un registro notarile ad anelli pesanti. Qui c'era un registro o una cartella voluminosa. Chiunque sia entrato cercava un documento ben preciso, mascherando il furto dietro la messinscena del malore.»

Francesco annuì con lentezza, incrociando le braccia sul petto mentre la mente riannodava i fili degli elementi oggettivi rilevati nei primi quindici minuti di sopralluogo. «Il modus operandi denota lucidità, pianificazione e totale spietatezza. L'aggressore si è introdotto nello studio conoscendo l'orario in cui Ambrosi lavorava da solo, ha forzato la camera blindata minacciando la vittima oppure ha estorto la combinazione mediante tortura psicologica, poi ha usato un laccio per strozzarlo in silenzio e ha simulato il collasso con farmaci e alcol. Un lavoro eseguito con freddezza militare.»

«E la polvere sul bavero?» chiese Ferrara, completando con mano ferma l'apposizione del sigillo di carta oleata sulla prima provetta di campionamento. «Potrebbe provenire da un cantiere edile del vicolo?»

«Troppo pura per essere calce da muratura comune» rispose Teresa con sicurezza chirurgica. «Non ci sono tracce di sabbia o cemento idraulico. Quella è polvere di marmo ad alta densità minerale, la tipica scoria che si produce durante la fresatura o la pulitura con micro-scalpelli di reperti antichi. Abbiamo bisogno di una perizia merceologica immediata.»

«Richiederemo l'intervento di Elena Valli per l'esame dei materiali» dispose Guglielmi, con il tono fermo che usava all'avvio delle indagini delicate. «Nessun laboratorio della capitale possiede la sensibilità analitica della sua bottega sui composti lapidei storici. Ferrara, contatta immediatamente il sostituto procuratore Rinaldi. Informalo che non si tratta di un malore: sul collo ci sono segni evidenti di strangolamento. Chiedi l'emissione immediata del decreto di sequestro preventivo per l'intero immobile e disponi il congelamento di tutti i terminali informatici dello studio.»

«Subito, commissario» rispose il giovane agente, allontanandosi verso il disimpegno per effettuare la chiamata crittografata al magistrato di turno.

Dall'esterno, il rombo sordo di una seconda pattuglia ruppe l'isolamento del vicolo, seguito dal cigolio dei freni della station wagon della polizia mortuaria che si arrestava sotto le arcate dei palazzi. Le voci concitate degli specialisti dei rilievi dattiloscopici e del dottor Morandi cominciarono a risuonare nell'androne monumentale, rimbalzando contro le scale in pietra e annunciando l'avvio della massiccia macchina procedurale dello Stato.

Teresa si riavvicinò alla scrivania, osservando per un ultimo istante il profilo immobile della vittima prima che il telo termico della Scientifica ne occultasse per sempre le sembianze umane. «Federico Ambrosi gestiva patrimoni per centinaia di milioni tra il centro storico e le proprietà dell'agro romano. Chiunque abbia ordinato questo strangolamento non voleva semplicemente la sua morte; voleva riscrivere la proprietà di qualcosa che non doveva venire alla luce.»

Francesco Guglielmi non rispose immediatamente. Si limitò a raddrizzare la montatura dei suoi occhiali da lettura, osservando i granuli di marmo imprigionati nel vetro della provetta che Teresa teneva tra le dita guantate. Il caso che si apriva in quell'alba cinerea non apparteneva alla consueta violenza di strada che agitava le notti dei vicoli romani; puzzava di poteri patrimoniali occulti, di archivi manomessi e di calcoli spietati capaci di stritolare vite innocenti con la freddezza di una clausola contrattuale.

«Isoliamo la stanza e iniziamo a repertare ogni singola carta presente su questo tavolo» concluse il commissario, voltandosi con passo misurato verso la soglia dello studio per accogliere il medico legale. «Non dobbiamo trascurare nulla. Prima che quel documento sparisca, voglio ogni riscontro possibile.»

Il reperto conteso

I tecnici della Sezione Rilievi procedevano a passi lenti e calcolati, muovendo le lampade a luce radente lungo il pavimento in cotto per evidenziare ogni minima alterazione della superficie. Francesco Guglielmi restava immobile a braccia conserte accanto all'imponente camino in marmo spento, osservando la sequenza dei gesti procedurali con la cons…

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