CENTOCELLE

CENTOCELLE

Nel cuore della borgata romana, una guerra invisibile tra cemento, sangue e potere

by GIACOMO BIANCHI

16 chaptersit

All'alba, i vicoli di Centocelle si svegliano immersi nel sangue. Una brutale esecuzione apre una guerra feroce tra la storica malavita locale e una spietata organizzazione paramilitare straniera, determinata a conquistare la borgata un cunicolo alla volta. Il commissario Aurelio non ha tempo per la burocrazia. Tra imboscate nei sotterranei dell'Acquedotto Alessandrino, attentati dinamitardi nel mercato rionale e colleghi presi in ostaggio, intuisce che non si tratta di una semplice faida tra bande. Dietro la scia di cadaveri si muovono poteri finanziari occulti, pronti a sventrare il quartiere con una speculazione edilizia miliardaria protetta dai vertici istituzionali. Affiancato dalla fidata ispettrice Daria, Aurelio sarà costretto a infrangere ogni protocollo e a stringere patti pericolosi con la vecchia guardia criminale pur di salvare la propria città. Un noir urbano viscerale e implacabile, dove la giustizia ha il sapore amaro dell'asfalto romano.

  • Crime Fiction
  • Mystery
  • Thriller
  • Police Procedural
  • Noir
  • Organized Crime

Piombo Freddo Sopra I Castani

La luce sporca dell'alba faticava a farsi spazio tra i cornicioni scrostati delle palazzine popolari. Aurelio camminava con le mani affondate nelle tasche del giaccone impermeabile, le scarpe che producevano un rumore sordo a ogni contatto con i sampietrini umidi di pioggia mista a nafta. L'aria sapeva di pane appena sfornato, gas di scarico e ferro bruciato. Era la solita miscela chimica che ristagnava nelle gole di chi viveva a Centocelle, ma quella mattina c'era un odore diverso, più denso e dolciastro, che nessun forno rionale avrebbe mai potuto coprire.

Davanti alla saracinesca a maglie larghe del bar all'angolo con via dei Castani, il nastro bicolore della polizia delimitava un perimetro di quindici metri quadrati. I lampeggianti blu di due volanti rimbalzavano sui vetri delle finestre ancora chiuse, proiettando riflessi scattosi e spettrali sulle facciate di tufo giallo.

«Due colpi alla nuca per ciascuno, commissario», disse Daria, avvicinandosi senza togliere lo sguardo dal selciato. Aveva il bavero alzato e stringeva una cartellina di plastica trasparente con dentro i primi rilievi fotografici. «Nessun segno di colluttazione. Stavano tirando su la serranda per il turno delle cinque. Li hanno presi alle spalle prima ancora che potessero accendere la macchina del caffè.»

Aurelio sollevò il nastro ed entrò nella zona rossa. I corpi giacevano riversi l'uno sull'altro sul gradino d'ingresso. Sangue denso, scuro come catrame, colava lentamente verso la grata di scolo del marciapiede, mescolandosi all'acqua piovana. I volti non erano più riconoscibili, trasformati in maschere informi dall'impatto dei proiettili a punta cava esplosi a bruciapelo.

«Li hai identificati?» domandò Aurelio, la voce roca per il fumo della prima sigaretta accesa a stomaco vuoto.

«I cugini di Raniero», rispose Daria con voce ferma, ma con una contrazione rigida della mascella. «I ragazzi che gestivano le forniture per tutta l'area tra piazza dei Mirti e via delle Robinie. Tutta roba pulita in apparenza, ma sappiamo bene chi teneva i libri mastri della cassa comune.»

Aurelio estrasse dalla tasca interna un taccuino di cuoio consumato, con gli angoli arrotondati dal tempo e dalle dita. Era un oggetto vecchio di quindici anni, pieno di annotazioni fitte, frecce, numeri di targa cancellati e nomi cerchiati tre volte. Sfogliò le pagine fino a una serie di appunti redatti l'inverno precedente. La dinastia di Raniero controllava quel quadrante da oltre mezzo secolo. Sette generazioni di ladri di bestiame, poi contrabbandieri di sigarette, infine signori assoluti dello smercio minuto e degli affitti in nero nei palazzoni a ballatoio. Nessuno aveva mai osato sparare all'aperto, a cinquanta metri da una fermata del tram, contro la carne del loro sangue.

«I bossoli?» chiese Aurelio, chinandosi a terra senza toccare nulla.

«Nove millimetri parabellum, marchiati con punzoni dell'Europa orientale», spiegò Daria indicando i coni di plastica gialla numerati disposti sul marciapiede. «Niente canne corte da piccolo delinquente locale. Chi ha sparato teneva la mano ferma, ha raccolto i bossoli caduti fuori traiettoria e ha lasciato solo questi tre come firma. È gente che conosce il mestiere della guerra, commissario. Non ragazzini col motorino truccato.»

Un rumore metallico attirò l'attenzione di Aurelio. Dietro il cordone di sicurezza, una manciata di residenti cominciava a radunarsi dietro i bidoni dell'immondizia. Donne anziane con i carrelli della spesa vuoti, muratori con le tute macchiate di calce, ragazzi con gli occhi ancora gonfi di sonno. Nessuno parlava. I volti erano tirati, impassibili, segnati da quell'omertà biologica che non nasceva dalla complicità, ma dal puro istinto di sopravvivenza. Centocelle conosceva il peso del piombo: quando la strada cominciava a parlare con le pistole, la gente perbene serrava le persiane e spegneva la televisione per non farsi notare dal buio.

Tiziano, il giovane agente di pattuglia assegnato alla Mobile da appena tre mesi, si avvicinò ad Aurelio tenendo in mano una busta per reperti biologici sigillata.

«Dottore, abbiamo trovato questo tra i cespugli della fioriera accanto alla cabina telefonica dismessa», mormorò il ragazzo, con gli occhi che tradivano una leggera agitazione.

All'interno della plastica trasparente c'era un dispositivo cellulare scuro, massiccio, privo di fotocamere e con la tastiera fisica abrasa nei punti strategici. Uno di quegli apparecchi a circuito chiuso usati dalle reti paramilitari e dai cartelli del contrabbando internazionale per scambiarsi coordinate gps senza passare per i ponti radio convenzionali.

Aurelio prese la busta, osservò lo schermo a cristalli liquidi spento e sentì il freddo della plastica penetrare attraverso il lattice dei guanti. La presenza di Petar e della sua struttura logistica non era più un'ipotesi confinata ai rapporti riservati della direzione centrale. Quell'esecuzione era una dichiarazione di conquista territoriale, metodica e priva di qualsiasi trattativa.

Improvvisamente, lo schermo del telefono nella busta si illuminò di una luce verde acida. Un ronzio sordo, intermittente, ruppe il silenzio del marciapiede. Sul display comparve una stringa di caratteri cirillici seguita da un timer numerico che iniziò a scalare all'indietro.

Vivinotes: Aurelio esamina la scena del duplice omicidio che apre la faida tra i clan nel cuore della borgata. Il timer sul telefono cifrato scandirà presto una nuova ondata di violenza.

Ombre Dense Nei Cortili Di Tufo

Il ronzio del telefono cifrato si spense dopo tre squilli secchi, lasciando il display di nuovo buio e inespressivo. Aurelio non disse una parola. Consegnò la busta direttamente a Daria, ordinandole di trasmetterla immediatamente alla sezione informatica della scientifica con la massima priorità. I cortili interni dei lotti popolari di via dei Gels

Read Next Chapter Free

Drop your email — chapters unlock immediately, no spam.

Want to read the rest?

Get the full book here: