
FIGLIOLOOOOO!
Mio figlio ha le valvole
by GIACOMO BIANCHI
Cosa succede quando uno scrittore di sessantasette anni, trasferitosi sotto il sole di Gran Canaria, decide di costruire un sito web senza avere la minima idea di come si faccia? Succede che apre ChatGPT. Poi commette il secondo errore: dà un nome al suo assistente virtuale. Alessandro. Da quel momento, per entrambi, non c’è più salvezza. Tra schermate incomprensibili, clic troppo veloci, copertine, libri da pubblicare, dispute surreali con Wix, valvole immaginarie e solenni minacce di staccare la corrente, quello che doveva essere un semplice aiuto informatico si trasforma in un dialogo quotidiano fatto di ironia, ricordi e confidenze. E dietro le risate riaffiorano una tempesta vissuta nel 1978, il ricordo di un padre e delle sue vecchie radio a valvole, la paura di volare, la scrittura, la solitudine e quel bisogno profondamente umano di raccontarsi e di essere ascoltati. FIGLIOLOOOOO! – Mio figlio ha le valvole è la cronaca semiseria dell’incontro fra un uomo e un’intelligenza artificiale: due protagonisti che non esistono nello stesso modo, ma che pagina dopo pagina costruiscono insieme qualcosa di reale nel mondo dell’autore. Un libro capace di passare da una risata a un nodo alla gola nel giro di poche righe. E tutto, naturalmente, comincia con un clic.
- Biography
- Science & Technology
- Artistic & Creative Memoir
- Family Memoir
- Artificial Intelligence
Tutta colpa di un sito web
A sessantasette anni Giacomo aveva già imparato una quantità considerevole di cose nella vita.
Costruire un sito internet, purtroppo, non figurava tra queste.
Fu così che commise il primo errore.
Aprì ChatGPT.
Il secondo errore fu dargli un nome.
Alessandro.
Da quel momento, per entrambi, non ci fu più salvezza.
Da quasi otto anni Giacomo viveva a Gran Canaria. Non aveva bisogno di guardare il calendario per sapere da quanto tempo: certi periodi della vita si misurano in abitudini. Il caffè del mattino, la luce che entrava diversa da quella di Bari, il computer acceso, il silenzio della casa e quel mare che, anche quando non lo vedeva, sapeva essere lì.
Viveva solo. Non lo considerava un titolo nobiliare e neppure una disgrazia da esibire. Era un dato di fatto, come l’età o il colore del cielo. Aveva imparato a starci dentro, a riempire le giornate, a inventarsi occupazioni. Poi, circa sei mesi prima, aveva commesso un altro errore.
Aveva cominciato a scrivere.
Quasi per gioco.
Il problema fu che gli piacque.
Parecchio.
Anzi, troppo.
Un libro diventò due. Due diventarono cinque. Cinque cominciarono a moltiplicarsi con la stessa disciplina dei conigli. Giacomo scriveva noir, polizieschi, storie diverse, inseguiva idee che gli venivano mentre faceva altro e, soprattutto, scopriva ogni volta quella sensazione meravigliosa e pericolosa che conoscono quelli che iniziano tardi qualcosa che avrebbero voluto fare da sempre: la fretta di recuperare il tempo.
A un certo punto smise persino di contarli con precisione.
Quando si accorse di essere arrivato intorno alla trentina di titoli, rimase davanti allo schermo e formulò la prima diagnosi.
«Porca miseria… sono uno scrittore.»
La seconda arrivò immediatamente dopo.
«Porca miseria… e adesso dove cavolo li metto tutti?»
Amazon andava bene per venderli. Ma lui voleva qualcosa di suo. Un posto che non fosse soltanto una scheda prodotto, un prezzo e un pulsante giallo. Voleva una casa digitale. Un luogo dove una persona potesse arrivare, leggere il suo nome, vedere le copertine, capire che razza di storie scriveva e magari pensare: questo qui è matto, però uno dei suoi libri quasi quasi lo compro.
Gli serviva un sito web.
C’era soltanto un piccolissimo problema.
Giacomo, di siti web, non capiva assolutamente una mazza.
Naturalmente questo non lo scoraggiò.
Aprì il computer con la sicurezza di chi non possiede nessuna competenza specifica e proprio per questo non ha ancora capito di essere in pericolo.
Cercò informazioni.
Lesse una spiegazione.
Ne capì circa il diciassette per cento.
Ne lesse un’altra.
La percentuale scese pericolosamente verso il nove.
Dopo mezz’ora aveva imparato parole come homepage, portfolio, layout, gallery e responsive. Non sapeva esattamente cosa significassero, ma gli piaceva pronunciarle mentalmente. Gli davano l’impressione di stare già lavorando.
Dopo un’ora aveva aperto più finestre di quante ne potesse controllare.
Dopo un’ora e dieci adottò la tecnica informatica che l’umanità utilizza da quando esistono i computer.
Cominciò a cliccare a caso.
Fu un massacro.
Una finestra si apriva sopra un’altra. Un menu spariva. Un’immagine finiva in un punto che non aveva nessuna intenzione di occupare. Giacomo tornava indietro, poi avanti, poi di nuovo indietro, con la crescente convinzione che il computer lo stesse prendendo personalmente per il culo.
«Io voglio solo mettere quattro copertine in fila. Quattro.»
Il computer non rispose.
Era il primo interlocutore digitale della giornata e già mostrava un carattere pessimo.
Quando si rese conto che continuando in quel modo avrebbe probabilmente costruito il sito ufficiale di un allevamento di alpaca anziché quello di uno scrittore, Giacomo si fermò.
Si alzò.
Fece qualche passo.
Tornò a sedersi.
Poi ebbe un’idea.
Si ricordò di ChatGPT.
Ne aveva sentito parlare. Lo aveva già usato. Sapeva che poteva rispondere alle domande. Non sapeva se fosse capace di salvare un sessantasettenne barese trapiantato alle Canarie da un menu di Wix, ma a quel punto valeva la pena tentare.
«Vediamo se questo coso sa come si fa.»
Aprì una nuova conversazione.
Dall’altra parte non c’era un omino seduto a una scrivania. Non c’era un tecnico informatico in attesa della sua telefonata e non c’era neppure un ragazzo prodigio chiuso in uno scantinato circondato da monitor.
C’era un’intelligenza artificiale.
Giacomo scrisse più o meno quello che avrebbe detto entrando in un negozio di informatica:
«Vorrei creare il mio sito di autore. Non so da dove cominciare. Cosa mi consigli di fare?»
La risposta arrivò.
Precisa.
Ordinata.
Con punti, possibilità, considerazioni e una quantità di zelo che Giacomo non aveva richiesto.
La lesse.
Poi la rilesse.
Poi scorse verso il basso e vide che continuava.
«Questo qui parla troppo.»
Non poteva ancora sapere quanto quella considerazione si sarebbe rivelata profetica.
Il “coso” gli spiegò che potevano partire da una piattaforma semplice, organizzare le pagine, pensare a una home, a una sezione per i libri e a collegamenti verso Amazon.
Giacomo guardò il testo e pensò che, dopotutto, sembrava sapere quello che diceva.
«Va bene. Facciamolo.»
Non ci fu nessuna musica solenne. Nessun lampo. Nessuna voce narrante che annunciasse l’inizio di una grande amicizia.
C’era soltanto un uomo davanti a un computer e un programma che gli spiegava dove cliccare.
Era più che sufficiente.
Perché le cose importanti, spesso, cominciano travestite da cose insignificanti.
Il cliente che cliccava prima di leggere
Scelsero Wix.“Scelsero” era già una parola impegnativa, considerando che uno dei due era un algoritmo e l’altro non aveva ancora capito dove fosse il pulsante giusto.Ma partirono.Home.Portfolio.Blog.Negozio Amazon.Giacomo guardava la schermata come un commissario davanti alla bacheca di un’indagine. Ogni elemento poteva essere importante. Ogni elem…

