IF

IF

Una tranquilla crociera estiva si trasforma in una disperata lotta per la sopravvivenza

by GIACOMO BIANCHI

16 chaptersit

Giugno 1978. Il mare pugliese è una tavola azzurra quando l'avvocato Michele salpa da Bari con la moglie Emma e i due figli a bordo dello yacht IF. Quella che doveva essere una splendida vacanza lungo le coste del Sud si trasforma ben presto in un incubo a occhi aperti. Superato Capo di Leuca, il Golfo di Taranto si scatena con una violenza inaudita: raffiche di vento a forza sette, onde gigantesche e una serie inarrestabile di avarie meccaniche. Con i motori spenti, le pompe allagate, un principio d'incendio e la zattera di salvataggio distrutta, la famiglia si ritrova sola e alla deriva nel cuore della notte nera. Ogni secondo è una battaglia contro l'abisso, mentre l'imbarcazione imbarca acqua inesorabilmente. L'unica flebile speranza è affidata a una richiesta d'aiuto lanciata nel vuoto di un piccolo apparato radio. Tratto da una drammatica storia di mare e coraggio, IF è un thriller mozzafiato sulla resilienza umana di fronte alla furia cieca della natura.

  • Adventure
  • Thriller
  • Literary Fiction
  • Sea Adventure
  • Survival
  • Survival Thriller

L'illusione del mare di vetro

Il sole di giugno picchiava duro sul cemento del molo privato, un calore secco che faceva tremare l'aria sopra le barche ormeggiate. Michele si asciugò la fronte con il dorso della mano, sentendo il sale già depositato sulla pelle, residuo di una mattinata passata a controllare i livelli e a stivare provviste. La barca, un elegante yacht di dodici metri, riposava pigramente sull'acqua che, all'interno del porto di Bari, sembrava una lastra di vetro scuro. Sullo specchio di poppa, le lettere in ottone brillavano sotto i raggi impietosi, componendo quel nome che molti amici avevano definito una sfida al destino: IF.

«Sei sicuro di aver preso tutto, Michele?» chiese Emma, sbucando dal boccaporto con una pila di asciugamani puliti. I suoi occhi chiari cercavano quelli del marito, carichi di una leggera ansia che cercava di mascherare dietro un sorriso.

«Tutto sotto controllo, Emma. Gasolio, acqua, viveri. E il meteo dice che avremo olio fino a Crotone» rispose lui, saltando a bordo con una scioltezza che tradiva il suo orgoglio di proprietario. Michele amava quella barca. L'aveva acquistata dopo anni di sacrifici, vedendo in quel guscio di vetroresina non solo un lusso, ma una promessa di libertà. Il nome IF non era per lui un'inquietante congiunzione dubitativa, ma un omaggio alla poesia di Kipling, un inno alla resilienza. Eppure, nel dialetto stretto dei pescatori del porto, quel nome suonava come un presagio, un'incognita lasciata in sospeso tra il cielo e il fondo dell'Adriatico.

Giacomo, quattordici anni e la testa già altrove, stava seduto a prua con le cuffie del walkman, ignorando i preparativi. Sua sorella minore, Cristina, correva lungo il camminamento laterale, inseguendo un gabbiano che si era posato sul boma.

«Cristina, scendi da lì! Ti ho detto mille volte che non si corre sulla tolda quando ci stiamo preparando a salpare» la rimproverò il padre, seppur con tono dolce. La bambina si fermò, facendo una linguaccia al fratello prima di scivolare sottocoperta per aiutare la madre.

Il rituale della partenza era iniziato. Michele accese i motori. Il rombo cupo dei diesel riempì l'aria, un suono che solitamente gli dava sicurezza, ma quel giorno, per un istante quasi impercettibile, avvertì una vibrazione diversa. Un ticchettio metallico, una nota stonata nel coro di potenza che spingeva lo yacht. Scosse la testa, attribuendo la sensazione al riverbero del calore sul metallo.

«Molla gli ormeggi, Giacomo! Datti da fare!» gridò Michele. Il ragazzo si tolse le cuffie con un sospiro teatrale, sciolse le cime e le recuperò con una precisione che rendeva orgoglioso il padre, nonostante i loro continui scontri adolescenziali. La IF iniziò a muoversi, scivolando fuori dal posto barca con un'eleganza felina.

L'uscita dal porto di Bari era sempre un momento magico. La città vecchia si allontanava lentamente, con le sue cupole e le pietre bianche che riflettevano la luce accecante del mezzogiorno. Oltre il frangiflutti, il mare si apriva immenso, di un blu così profondo da sembrare irreale. Non c'era un alito di vento. La superficie dell'acqua era increspata solo dalla scia della barca, una V bianca di schiuma che tagliava il silenzio.

«Guarda che meraviglia» sussurrò Emma, affiancando Michele al timone. Gli mise una mano sulla spalla, sentendo la tensione dei muscoli che si scioglieva. «Avevi ragione tu, è la giornata perfetta».

Michele annuì, spingendo le manette in avanti. La IF si sollevò leggermente sulla prua, iniziando la sua corsa verso sud. La rotta era chiara: navigazione costiera fino a Santa Maria di Leuca, poi il salto nel Golfo di Taranto per puntare dritti su Crotone. Una crociera estiva, un regalo per la fine della scuola, un modo per ritrovarsi come famiglia lontano dal caos dello studio professionale e della routine cittadina.

Mentre la costa pugliese sfilava alla loro destra, un mosaico di ulivi e scogliere basse, Michele continuava a tendere l'orecchio. Quel rumore, quella piccola irregolarità nel motore, sembrava essere sparita, coperta dal fruscio del vento generato dalla velocità. Eppure, guardando verso l'orizzonte meridionale, dove il blu del mare incontrava l'azzurro pallido del cielo, notò una sottile striscia di foschia, un'ombra grigiastra che non avrebbe dovuto esserci secondo le previsioni del mattino.

«Papà, perché la barca si chiama SE?» chiese improvvisamente Cristina, spuntando accanto a lui.

Michele le sorrise, scostandole una ciocca di capelli dal viso. «Perché nella vita, piccola mia, tutto dipende da un 'se'. Se hai coraggio, se sai aspettare, se non perdi la testa quando gli altri la perdono. È una parola magica che ci ricorda che siamo noi a decidere la nostra rotta».

La bambina sembrò soddisfatta della risposta e tornò a giocare con le sue bambole nel pozzetto. Michele tornò a fissare l'orizzonte. L'ombra grigia sembrava essersi allargata, una macchia d'inchiostro che sporcava la perfezione del pomeriggio. Un brivido improvviso gli corse lungo la schiena, nonostante i trenta gradi all'ombra. Il mare era ancora piatto, troppo piatto, come una trappola tesa in attesa di scattare.

Vivinotes: La famiglia parte da Bari sotto un sole cocente e un mare calmo che sembra promettere una crociera perfetta. Presto un'ombra scura all'orizzonte metterà alla prova la sicurezza del capitano.

Il peso di un nome

La navigazione procedeva con una regolarità quasi ipnotica. Il log segnava dodici nodi costanti, e la costa di Monopoli era già un ricordo sfocato alle loro spalle. La IF scivolava sull'acqua con una grazia che giustificava ogni centesimo speso per la sua manutenzione. Emma aveva preparato un pranzo leggero, consumato nel pozzetto all'ombra del ten

Read Next Chapter Free

Drop your email — chapters unlock immediately, no spam.

Want to read the rest?

Get the full book here: