Sotto Attacco

Sotto Attacco

Nel cuore del vuoto cosmico, la vendetta minaccia di spegnere l'ultimo sole.

by GIACOMO BIANCHI

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Quindici anni di fragile armistizio vanno in frantumi quando la flotta imperiale di Insir riemerge dalle ombre dello spazio profondo. Alla guida dell'armata c'è il Generale Host, un uomo consumato dal lutto e ossessionato dalla vendetta verso la Terra. Per il capitano Gregor Frost, al comando della nave da guerra Vanguard, la minaccia si trasforma ben presto in una disperata corsa contro il tempo tra le insidie della fascia degli asteroidi e i cieli ostili delle lune gioviane. Ma dietro l'imminente attacco si nasconde una verità straziante: la stella madre di Insir sta morendo, e l'unica speranza dell'Impero risiede in un'arma devastante in grado di prosciugare l'energia del sole terrestre. Infiltratosi all'interno della titanica nave ammiraglia Monolito, Frost si troverà di fronte a una scelta impossibile tra il dovere militare e la salvezza di due civiltà sull'orlo dell'annientamento totale. Un'avventura epica, ricca di tensione e colpi di scena, che esplora il confine sottile tra onore, sacrificio e redenzione.

  • Science Fiction
  • Adventure
  • Space Opera
  • Military Sci-Fi
  • Action Adventure

L'ombra lunga di Insir

Il silenzio dell'ufficio privato di Gregor Frost era interrotto solo dal ronzio quasi impercettibile dei purificatori d'aria della Vanguard. Fuori dall'ampia vetrata rinforzata, il vuoto dello spazio si stendeva come un tappeto di velluto nero, punteggiato da stelle che sembravano osservarlo con fredda indifferenza. Gregor, un uomo il cui volto era una mappa di cicatrici invisibili e rughe scavate dal peso di mille decisioni, stringeva tra le dita un vecchio bicchiere di vetro, un anacronismo in quell'era di polimeri e sintetici. Il liquido ambrato all'interno rifletteva la luce fioca delle spie della plancia.

I sogni lo avevano tormentato di nuovo. Non erano semplici incubi, ma frammenti di realtà che il tempo non era riuscito a sbiadire. Vedeva ancora il bagliore del caccia di Insir che esplodeva sotto i suoi colpi, vedeva il volto del giovane pilota, quasi un bambino, proiettato per un istante sullo schermo prima che il vuoto lo inghiottisse. Quel ragazzo era il figlio del Generale Host. Gregor non lo sapeva allora, o forse lo sapeva e aveva scelto di non guardare. La guerra non permetteva il lusso della pietà, ma la pace, quella pace fragile che durava da quindici anni, gli aveva concesso troppo tempo per pensare.

Un colpo secco alla porta lo riscosse. Aria entrò senza attendere l'invito, il suo passo militare risuonava sulle piastre metalliche del pavimento. Era il suo primo ufficiale, una donna la cui pragmatica lealtà era stata l'unica ancora di Gregor in quegli anni di pattugliamento solitario. Il suo sguardo cadde sul bicchiere, poi sugli occhi stanchi del capitano. Non disse nulla sul suo stato, ma il modo in cui strinse la cartella digitale tradiva un'urgenza che non prometteva nulla di buono.

«Capitano» esordì lei, la voce ferma ma venata di una nota di preoccupazione. «I sensori a lungo raggio della stazione di monitoraggio di Plutone hanno rilevato una perturbazione gravitazionale massiccia. Non è un fenomeno naturale. È una flotta, Gregor. E viaggia a velocità luce, puntando dritta verso il cuore del sistema solare.»

Gregor sentì un brivido freddo risalire lungo la schiena, una sensazione che non provava dai tempi della grande battaglia di Marte. Si alzò lentamente, posando il bicchiere sulla scrivania con una precisione metodica. «Identificazione?» chiese, anche se nel profondo conosceva già la risposta. Il destino ha un modo crudele di presentare il conto, e il suo era scaduto.

«Le firme energetiche sono inconfondibili» rispose Aria, attivando l'ologramma al centro della stanza. Una nuvola di punti rossi apparve, una formazione a cuneo che avanzava con la spietata efficienza di un predatore. «È la flotta imperiale di Insir. E al comando della nave ammiraglia, la Monolito, c'è una firma che i nostri archivi riconoscono fin troppo bene. È Host.»

Il nome risuonò nella stanza come una condanna. Il Generale Host non era solo un comandante militare; era l'incarnazione della vendetta di un intero popolo. Dopo la sconfitta subita anni prima, Insir si era chiusa in un isolamento rabbioso, ricostruendo la propria potenza tecnologica con l'unico scopo di tornare e finire ciò che era iniziato. Gregor si avvicinò all'ologramma, osservando la scala dell'invasione. Era tre volte superiore a qualsiasi cosa la Terra potesse mettere in campo in quel momento.

«Hanno aspettato che fossimo vulnerabili» mormorò Gregor, più a se stesso che ad Aria. «Hanno aspettato che la politica smantellasse metà delle nostre difese orbitali in nome della diplomazia. E ora Host sta tornando per il suo trofeo.»

«C'è di più» aggiunse Aria, premendo un tasto per isolare una trasmissione criptata che viaggiava sulle onde subspaziali. «Hanno inviato un messaggio. È indirizzato personalmente a te, capitano. Non è una richiesta di resa, né una dichiarazione formale di guerra. È qualcosa di più... intimo.»

Gregor annuì, facendo segno di riprodurlo. L'aria sembrò farsi più pesante mentre l'ologramma cambiava forma, stabilizzandosi nell'immagine di un uomo anziano, ma dalla presenza imponente. Host indossava un'uniforme nera che sembrava assorbire la luce, i suoi capelli erano bianchi come la morte, ma i suoi occhi ardevano di una luce malvagia e lucida. Non c'era traccia di esitazione nel suo volto, solo una determinazione che trascendeva la ragione militare.

«Frost» disse la voce di Host, un suono profondo e graffiante che sembrava provenire dalle viscere di un vulcano spento. «Il tempo del nascondersi è finito. Hai vissuto quindici anni nel lusso del tuo pianeta azzurro, mentre io ho contato ogni singolo secondo nel buio, nutrendomi del ricordo di mio figlio. Non sono qui per le vostre risorse, né per la vostra terra. Sono qui per vederti cadere. Voglio che tu senta l'odore del metallo bruciato e il freddo del vuoto mentre tutto ciò che ami si sbriciola. La flotta di Insir non si fermerà finché il tuo cuore non smetterà di battere. Preparati, Gregor. La tua fine è l'unica luce che illumina il mio cammino.»

L'immagine svanì, lasciando un silenzio assordante nella stanza. Aria guardò Gregor, aspettando un ordine, una parola di comando che potesse dissipare l'oscurità di quel messaggio. Ma il capitano rimase immobile, lo sguardo fisso sul punto dove l'ologramma era appena scomparso. Poteva quasi sentire la pressione della flotta nemica che si avvicinava, un muro di ferro e odio che correva nel vuoto a velocità inimmaginabile.

«Dobbiamo allertare il Comando Stellare» disse Aria, la voce che rompeva finalmente l'incantesimo. «Dobbiamo mobilitare ogni singola nave, ogni satellite di difesa. Se arrivano a velocità luce, avremo meno di sei ore prima che siano nell'orbita di Saturno.»

«Lo sanno già, Aria» rispose Gregor, voltandosi verso di lei. Il suo sguardo era cambiato; la stanchezza era stata sostituita da una fredda lucidità. «Ma il Comando Stellare è lento, impantanato nella burocrazia. Host non ci darà il tempo di discutere in commissione. Vuole me. E se vuole me, gli daremo ciò che cerca, ma alle nostre condizioni.»

Si diresse verso la porta, il mantello della Vanguard che sventolava leggermente dietro di lui. Sapeva che quella non sarebbe stata una battaglia ordinaria. Era un duello tra due uomini che il destino aveva legato con un filo di sangue, e il campo di battaglia sarebbe stato l'intero sistema solare. Mentre usciva nel corridoio, il suono delle sirene di allarme iniziò a risuonare in tutta la nave, un lamento elettronico che annunciava l'inizio della fine.

Vivinotes: Il capitano Gregor Frost riceve la notizia del ritorno del Generale Host, che guida una flotta imperiale per vendicare il figlio ucciso anni prima. Presto un segreto sepolto tra le stelle inizierà a emergere.

Il battito del metallo freddo

I corridoi della Vanguard erano un alveare di attività frenetica. Soldati in armatura leggera correvano verso i loro posti di combattimento, tecnici trasportavano casse di munizioni e droni di riparazione sfrecciavano sopra le teste del personale, emettendo segnali acustici di urgenza. Gregor Frost camminava attraverso quel caos con una calma che s

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