
Balsa
Il Volto Nella Pietra
by Pianeta Voce Music
Balsa porta dentro di sé domande a cui nessuno ha mai saputo rispondere. Una madre, un segreto, un volto nella pietra e una leggenda trasformata in paura. Quando Balsa cerca la verità, il passato torna alla luce e ciò che tutti hanno imparato a temere assume un volto diverso. Perché alcune verità non chiedono soltanto di essere scoperte. Chiedono di essere riscattate.
- Literary Fiction
- Identity Journey
La bambina che guardava il mare
Il mare non aveva mai promesso di restituire ciò che portava via. Balsa lo osservava ogni sera dalla stessa pietra, liscia e consumata dal vento e dal sale. Nessuno le aveva mai detto che fosse sua, ma da quando aveva imparato a camminare vi tornava ogni pomeriggio, come fanno gli uccelli con il proprio nido. Si sedeva con le ginocchia raccolte al petto e lasciava che il vento le spettinasse i capelli. Davanti a lei c'era soltanto acqua, che mutava colore a ogni ora: a volte azzurra, a volte verde, a volte grigia come il ferro. Le piaceva pensare che avesse un umore tutto suo.
«Balsa...»
La voce della madre arrivò senza rompere il silenzio, come se ne facesse parte. La bambina non si voltò.
«Stai aspettando ancora?»
«Sì».
«Che cosa aspetti?»
Balsa sorrise appena. «Non lo so».
Comita la raggiunse e rimase in piedi accanto a lei. Guardava il mare come se lo conoscesse da molto più tempo di quanto avrebbe voluto.
«Sai qual è il difetto del mare?»
Balsa scosse la testa.
«Fa credere che tutto sia infinito».
«E non è così?»
La madre abbassò lo sguardo. «No».
Il vento aumentò d'intensità. Qualche gabbiano attraversò il cielo e la bambina ne seguì la traiettoria.
«Io vorrei sapere dove vanno».
«Neanche loro lo sanno».
«Davvero?»
«Seguono il vento».
Balsa rimase in silenzio. Le sembrava un'idea bellissima: seguire il vento. Comita, invece, sentì un nodo stringerle la gola, sapendo che molto presto avrebbero dovuto farlo anche loro. Si sedette accanto alla figlia con un gesto inconsueto, e Balsa la guardò sorpresa; quando la madre si sedeva accanto a lei, significava che aveva deciso di regalarle un frammento prezioso del proprio tempo.
«Vedi quell'acqua?»
«Sì».
«Non fidarti mai del mare quando sembra immobile».
«Perché?»
«Perché è nei giorni più tranquilli che cambia il destino degli uomini».
La bambina abbassò gli occhi. Tra i sassi brillava una piccola conchiglia bianca, perfetta. La raccolse e ne ripulì la superficie dalla sabbia con il palmo.
«Posso tenerla?»
Comita accennò un sorriso. «Le conchiglie non appartengono a nessuno».
Balsa la portò all'orecchio. «Sento il mare».
La madre la guardò con occhi carichi di malinconia. «No».
«No?»
«Quello che senti è il suo ricordo».
Balsa non comprese fino in fondo, ma decise che quella conchiglia non l'avrebbe mai più lasciata.
La sera portava con sé l'odore del pane caldo e della legna. Rientrarono con passo lento nella piccola casa: un tavolo, due panche, una lampada a olio. Comita appese il mantello dietro la porta, prese il coltello e cominciò a tagliare il pane. Aveva le mani ferme, fin troppo ferme.
«Domani non andrai alla scogliera».
Balsa smise di mangiare. «Perché?»
«Perché dobbiamo partire».
La bambina rise, convinta che fosse un gioco. «Per dove?»
Comita esitò. «Non lo so ancora».
«E quando torniamo?»
La lama rimase sospesa per un solo istante, prima di riprendere a incidere la crosta. «Non torneremo».
Il tozzo di pane cadde sul piano di legno. Nella stanza rimase soltanto lo scoppiettio del focolare. Balsa fissò la madre, aspettando che sorridesse e dicesse che si trattava di uno scherzo, ma quel sorriso non arrivò.
«Posso andare un'ultima volta sulla scogliera?»
Comita annuì piano.
Balsa corse fuori più veloce che poté, con il vento che le faceva bruciare gli occhi. Raggiunse la sua pietra; il mare era lì, immutabile, come se nulla stesse per infrangersi. Strinse la conchiglia nel pugno.
«Io tornerò» disse piano. «Hai capito?»
Un gabbiano si levò in volo; non giunse nessun'altra risposta. Balsa raccolse un secondo guscio tra i ciottoli, lo esaminò per un istante e lo lasciò ricadere a terra.
Quella no; ne bastava una. Quella notte non riuscì a prendere sonno. La conchiglia era al sicuro sotto il cuscino e di continuo vi infilava la mano per assicurarsi che fosse ancora lì. Quando sentì la madre alzarsi, la seguì in silenzio.
Comita sedeva davanti alle braci spente. Tra le dita reggeva un sacchetto di lino: lo aprì, estraendo poche monete, un rosario consumato e una lettera. Fissava quella pergamena senza leggerla, con lo sguardo di chi osserva una ferita mai rimarginata. Poi due lacrime silenziose le solcarono le guance.
«Dammi la forza...» mormorò.
Balsa scivolò di nuovo sotto le coperte e finse di dormire. Poco dopo avvertì una mano sfiorarle i capelli, leggera e calda.
«Perdonami... Un giorno capirai».
All'alba tre colpi decisi risuonarono contro il legno della porta. Comita rimase immobile, come se avesse dimenticato di respirare, poi volse lo sguardo verso la figlia.
«Vestiti».
«Sono loro?»
«Sì».
«Chi sono?»
Comita serrò le palpebre per un attimo. «Coloro che ci condurranno verso una vita che non abbiamo scelto».
I colpi si ripeterono, più forti e serrati. Comita inspirò profondamente.
«Resta dietro di me».
La donna aprì il battente. L'aria tagliente del mattino invase l'ingresso insieme a due uomini avvolti in ampi mantelli da viaggio, con la polvere della strada sugli stivali e la fatica impressa negli occhi. Non avevano l'aria di soldati, ma di viaggiatori avvezzi a percorrere lunghe distanze senza porre domande. Il più anziano scostò il cappuccio.
«Signora Comita».
Lei chinò appena il capo. «Vi stavamo aspettando».
Quelle parole colpirono Balsa nell'intimo: dunque sua madre sapeva già tutto. Da quanto tempo? Perché non glielo aveva rivelato?
L'uomo posò gli occhi sulla bambina. «È lei».
Comita si frappose d'istinto. «È ancora soltanto una bambina».
«Lo sappiamo». Seguì un silenzio pesante, poi il viaggiatore aggiunse a mezza voce: «Più indugiamo, meno sarà al sicuro».
Un brivido corse lungo la schiena di Balsa. Non comprendeva le ragioni, ma intuì chiaramente che il pericolo ruotava attorno a lei.
Comita assicurò il sacchetto di lino alla cintura, poi si inginocchiò davanti alla figlia.
«Ascoltami bene».
Balsa trattenne il fiato.
«Da oggi dovrai imparare una regola fondamentale».
«Quale?»
«Ci sono domande che salvano e altre che possono uccidere».
«Io... cosa devo fare?»
Comita le prese il viso tra le mani. «Per adesso devi soltanto fidarti di me».
«E se avrò paura?»
La madre le rivolse un sorriso sincero, colmo di tenerezza. «Allora stringimi la mano».
Fuori il sole sorgeva all'orizzonte. Balsa varcò la soglia per ultima. La porta rimase aperta dietro di loro; voltandosi, scorse il tavolo, la lucerna, il pane spezzato e la coperta piegata sulla panca. Ogni cosa pareva attendere il loro rientro. Ebbe la tentazione di correre dentro e gridare che aveva cambiato idea, che non intendeva andarsene. Strinse la conchiglia con tale forza che il bordo le incise la pelle del palmo.
Comita la osservava in silenzio, riconoscendo lo sguardo smarrito di chi scopre per la prima volta l'esistenza di un prima e di un dopo.
Camminarono lungo il sentiero deserto. Il villaggio dormiva ancora; soltanto un'anziana affacciata alla finestra tracciò il segno della croce al loro passaggio. Uno degli uomini calò il cappuccio sul viso, mentre l'altro affrettò l'andatura.
«Perché nessuno ci saluta?» sussurrò la bambina.
Comita attese qualche passo prima di rispondere. «Perché certi addii fanno troppo male per essere pronunciati».
Il viaggio si protrasse per l'intera giornata. Le ruote del carro scavavano solchi profondi nel fango, destinati a essere cancellati dal vento prima di sera. Per Balsa ogni elemento del paesaggio era inedito: gli alberi apparivano più alti, le ombre più allungate e perfino il silenzio sembrava avere un timbro sconosciuto. Poco oltre, attraversarono un piccolo ponte di legno.
Sotto le assi scorreva un torrente limpido.
«Posso bere?»
Uno degli uomini fece un cenno al conducente affinché arrestasse i cavalli. Balsa scese e si inginocchiò sulla sponda, poi estrasse la conchiglia e la sciacquò nell'acqua corrente.
«Non te ne separi mai?» le domandò il vecchio alla guida.
«No».
«È preziosa?»
«No».
«Allora perché la custodisci così?»
Balsa rifletté un istante. «Perché mi ricorda un posto».
Il vecchio assentì con gravità. «Allora è davvero preziosa».
Ripresero la marcia. Nel pomeriggio il cielo mutò rapidamente colore, oscurato da nubi dense, mentre il vento scuoteva con forza le cime degli alberi.
«Dobbiamo cercare un riparo» ordinò la guida.
Trovarono sosta presso una locanda appartata. All'interno vi erano soltanto l'oste e un'anziana curva vicino al camino. Balsa osservava ogni dettaglio: le travi annerite dalla fuliggine, il vapore della zuppa, il calore del fuoco; era la sua prima notte trascorsa lontana dalla propria casa.
L'oste servì le scodelle sul tavolo e la bambina mangiò con un appetito inconsueto. L'anziana continuava a scrutarla dall'angolo del focolare, finché non richiamò l'oste con un cenno del capo per bisbigliargli alcune parole. L'uomo si volse allora verso Comita.
«Posso farvi una domanda?»
Nessuno al tavolo replicò.
«La bambina... come si chiama?»
Per un attimo calò un gelo assoluto. Balsa schiuse le labbra per parlare, ma Comita le posò una mano ferma sull'avambraccio. Bastò quel contatto; la piccola tacque immediatamente. L'oste chinò il capo, a disagio.
«Scusatemi» mormorò, allontanandosi verso il bancone.
«Perché non potevo rispondergli?» chiese Balsa a voce bassissima.
«Perché non tutti coloro che interrogano hanno diritto di sapere».
«Ma i suoi modi sembravano gentili».
«È proprio da chi si mostra premuroso senza motivo che bisogna imparare a guardarsi».
Fuori prese a piovere con violenza: uno scroscio fitto e incessante che copriva ogni altro rumore. All'improvviso tre colpi secchi percossero il battente.
L'oste si bloccò all'istante e la vecchia distolse gli occhi dal fuoco. Uno dei compagni di viaggio di Comita si alzò lentamente in piedi, senza alcun segno di sorpresa, come se attendesse proprio quel segnale.
L'oste socchiuse la porta. Sulla soglia comparve una figura grondante d'acqua, con il mantello scuro tirato a coprire i lineamenti.
«Cerco una bambina».
Nella sala calò un silenzio teso. Lo sconosciuto avanzò di un passo nell'ombra della stanza, abbassò lentamente il cappuccio e squadrò a uno a uno tutti i presenti.
«So che si trova qui».
Il medaglione
Il silenzio durò appena un istante. Poi uno dei due uomini che accompagnavano Comita si alzò lentamente e si mise davanti alla bambina.«Avete sbagliato locanda».Lo sconosciuto non rispose. Continuava a guardare Balsa, come se tutto il resto della stanza avesse smesso di esistere. L'oste fece un passo indietro. La donna anziana si fece il segno dell…

