La lettera era stata archiviata sotto la W di 'weather' (meteo), che era la prima cosa sbagliata.
Ines la trovò durante la sua terza mattina su Pell, quando il generatore si spense e lei lavorò alla luce grigia dell'unica finestra dell'archivio. Le lettere del guardiano erano legate con lo spago, quarantuno in tutto, ognuna irrigidita dal vecchio sale, ognuna firmata allo stesso modo: Vostro, contro l'oscurità, T. Aske. Ne aveva lette trentanove. Parlavano di segnali da nebbia, pesche sciroppate e di un gabbiano che lui aveva chiamato il Vescovo.
La quarantesima era datata 14 novembre 1974.
La controllò due volte rispetto al registro. Thomas Aske era finito in acqua l'undici. Le note del medico legale erano nel cassetto dietro di lei e non lasciavano dubbi. Nemmeno la calligrafia ne lasciava. Pendeva decisamente a destra, come aveva sempre fatto, come se le parole stessero camminando controvento.
Iniziava con il suo nome. Non 'Gentile Signore', non 'A chi di competenza'. Ines, scritta dalla mano di un morto, cinquant'anni prima che lei arrivasse a leggerla.
Fuori, la sala della lanterna rivolgeva il suo occhio cieco verso la terraferma, e il mare continuava con la sua archiviazione.